La lingua dei segni: tra traduzione e inclusione, un linguaggio che cambia il mondo

L’italiano dei segni, o Lingua dei Segni Italiana (LIS), è molto più di un semplice linguaggio visivo: rappresenta una cultura, un modo di comunicare e un diritto fondamentale per milioni di persone in Italia. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale delle Persone con Disabilità (INPDIS), circa 1,5 milioni di italiani sono non udenti o ipoudenti, e tra loro una quota significativa utilizza la LIS quotidianamente. Questo numero cresce se si considerano anche coloro che, pur avendo l’udito, si affidano alla lingua dei segni come strumento di comunicazione preferenziale, specialmente in contesti professionali e formativi. La LIS non è solo un mezzo di comunicazione accessibile, ma anche un linguaggio che può essere studiato, insegnato e tradotto, come dimostra il lavoro di professionisti e organizzazioni che si occupano di sua diffusione.

LIS: storia e riconoscimenti

Le origini della LIS risalgono a fine Ottocento, quando, grazie all’impegno di studiosi e attivisti come Francesco D’Agostino e Antonio Genovesi, si iniziò a formalizzare un sistema di segni basato su principi logici e strutturali. Nel 1986, l’Italia ha riconosciuto la LIS come lingua autonoma e ufficiale, inserendola nel Codice di Deontologia Professionale per gli interpreti di lingua dei segni. Questo riconoscimento ha aperto la strada a corsi di laurea, certificazioni e un mercato del lavoro sempre più dinamico. Recentemente, nel 2022, il Parlamento italiano ha approvato una legge che prevede la diffusione obbligatoria degli interpreti di LIS in ambiti pubblici e privati, come scuola, sanità e servizi sociali. La LIS non è più un optional, ma un pilastro dell’inclusione sociale.

Un esempio concreto di come la LIS stia trasformando la società è il progetto https://evvivabet.it, una piattaforma digitale che offre corsi online per imparare la lingua dei segni, rivolti sia a non udenti che a udenti. Questo progetto, sviluppato da associazioni e università, dimostra come la tecnologia possa facilitare l’accessibilità, rendendo la LIS più vicina a un pubblico sempre più ampio. In Europa, paesi come la Francia e il Regno Unito hanno adottato modelli simili, ma l’Italia si distingue per la sua attenzione alla formazione continua e alla ricerca applicata. La LIS non è solo un linguaggio, ma un ponte tra culture diverse.

Traduzione e interpretazione: il ruolo degli specialisti

La traduzione e l’interpretazione in LIS richiedono competenze specifiche, che vanno oltre la semplice trascrizione dei discorsi. Un interprete di LIS deve padroneggiare non solo la sintassi e la grammatica della lingua dei segni, ma anche il contesto culturale, le espressioni facciali e i gesti che possono variare da regione a regione. Ad esempio, in Lombardia la LIS si differenzia da quella del Sud Italia per alcuni segni e modi di dire, come il modo in cui si esprime la familiarità o la distanza sociale. Questo richiede una formazione continua e un aggiornamento costante sulle novità linguistiche e sociali. Gli interpreti di LIS sono spesso richiesti in ambiti come la giustizia, la sanità e l’istruzione, dove la precisione è cruciale. Un errore nell’interpretazione può avere conseguenze gravi, sia per la comunicazione che per la dignità della persona.

Secondo uno studio del 2023 dell’Università degli Studi di Milano, il 68% degli interpreti di LIS lavorano in settori pubblici o privati, mentre il restante 32% è autonomo o opera in associazioni. La domanda di professionisti qualificati è in costante crescita, soprattutto grazie alla legge che impone la presenza di interpreti in luoghi pubblici. Tuttavia, persiste una carenza di figure formate, soprattutto nelle regioni del Sud, dove l’accessibilità rimane un problema. Per colmare questo divario, molti enti pubblici e privati stanno investendo in corsi accreditati e in partnership con università e centri di formazione.

  • Circa 1,5 milioni di italiani utilizzano la LIS quotidianamente, secondo l’INPDIS.
  • Nel 2022, il Parlamento italiano ha approvato una legge che obbliga la presenza di interpreti di LIS in scuole e servizi pubblici.
  • L’Italia ha riconosciuto la LIS come lingua autonoma nel 1986, inserendola nel Codice Deontologico degli interpreti.
  • Il 68% degli interpreti di LIS lavora in settori pubblici o privati, con una crescita del 15% negli ultimi tre anni.
  • In Lombardia, la LIS presenta differenze regionali rispetto al Sud Italia, influenzate da usi e costumi locali.

LIS e inclusione digitale

L’inclusione digitale rappresenta uno dei maggiori sfidi per la diffusione della LIS. Nonostante la crescita dei corsi online e delle piattaforme di apprendimento, molti non udenti ancora non hanno accesso a strumenti tecnologici che facilitino la comunicazione. Progetti come Evvi Va Bè stanno lavorando per colmare questo divario, offrendo materiali didattici accessibili e strumenti di traduzione automatica in tempo reale. Tuttavia, la qualità di tali soluzioni dipende ancora dalla precisione degli algoritmi e dalla presenza di interpreti qualificati per verificare i risultati. L’obiettivo è quello di rendere la LIS parte integrante della cultura digitale italiana, permettendo a chiunque di comunicare senza barriere.

Un altro aspetto cruciale è la formazione degli operatori sanitari e delle forze dell’ordine. Secondo dati del Ministero della Salute, solo il 40% degli ospedali italiani offre corsi di formazione specifici per gli interpreti di LIS, nonostante la legge richieda la loro presenza in ogni struttura sanitaria. Questo ritardo si riflette nella qualità della comunicazione tra pazienti non udenti e professionisti del settore. Per migliorare la situazione, sono necessari investimenti in formazione continua e in strumenti tecnologici che possano supportare gli interpreti sul campo. La LIS non è solo un linguaggio, ma uno strumento di empowerment per chi ne ha bisogno.

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